Di Luca Spoldi
Vi ricordate gli albori di internet, la corsa a realizzare un portale, un sito, una vetrina purchessia sul web per fregiarsi del titolo di “dot.com” e magari riuscire a quotarsi in Borsa? Alla fine, come in tutte le corse all’oro morti e feriti sono stati numerosi, i fallimenti più diffusi dei successi, il numero di risparmiatori delusi molto elevato. Ma nonostante la fase turbolenta e l’esplosione della bolla della “new economy” la migrazione da old a new media non si è interrotta, anzi, e ha dimostrato di essere l’unica strada percorribile per contrastare, nel caso dei quotidiani, il calo di lettori.
A guadagnarci, soprattutto nelle fasi iniziali, non sono tuttavia stati i “pionieri” (tranne rare fortunate eccezioni) quanto i “venditori di pale e picconi”, che fornivano reti, connessione, server, programmi e quant’altro necessario per far decollare il business. Lo stesso sembra ora succedere con il fenomeno più celebre del web 2.0, Second Life. Il mondo virtuale sviluppato da Lindenlab, società di software californiana guidata da Philip Rosedale, sta registrando in questi mesi un’accelerazione impressionante, sia in termini di utenti registrati sia di esposizione mediatica. Ma quali sono i veri numeri del “nuovo mondo” e quali i protagonisti?
Lindenlab parla di 7,8 milioni di utenti registrati, 1,7 milioni dei quali hanno effettuato almeno un login (ossia sono “entrati” nel mondo virtuale) negli ultimi 60 giorni, ovvero 470 mila nell’ultima settimana; di questi grosso modo 25-35 mila sono costantemente online da tutto il mondo, con picchi di 40-45 mila presenze nei fine settimana. Abbastanza da fare impennare, grazie alla continua crescita delle “ore-utenti” complessive (siamo oltre i 15 milioni) il valore degli scambi tra dollari reali e linden (la valuta immaginaria utilizzata per tutte le transazioni nel mondo virtuale). A fine marzo si era superata la sogli dei 7 milioni.
Se per la Lindenlab il business appare promettente, come fare soldi sempre essere la molla che spinge molti altri imprenditori a gettarsi nell’impresa di anticipare la possibile “ondata” che in pochi anni potrebbe gonfiare i bilanci e nei casi più fortunati portare a nuovi debutti di “dot.com” in Borsa. Strano a dirsi per una volta gli italiani sembrano farla da padroni. Se si guarda ai soli utenti realmente attivi (ossia a chi costantemente si collega in Second Life) gli italiani dovrebbero essere, secondo stime recenti, tra i 60 e i 70 mila. La seconda comunità di Eurolandia dopo la Germania, la quarta al mondo dopo anche Stati Uniti e Gran Bretagna.

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